11-11-08

Giorgio Gagliardi: Visita a Marcel Vervloesem nella prigione di Bruges


Giorg.GR.P1000560 - Copie


10 novembre 2008

Visita a Marcel Vervloesem nella prigione di Bruges (Belgio)
Giorgio Gagliardi

Il sottoscritto, Dottor Giorgio Gagliardi, accompagnato dal Sig. Giovanni Ristuccia, presidente dell'associazione SOS Antiplagio di Novara, dal Sig. Jan Boeykens, dalla Princesse Jacqueline de Croÿ e da altre persone della Fondazione Princesses de Croÿ et Massimo Lancellotti, in data 06/11/2008 si è recato a Bruges presso il carcere circondariale dove è stato rinchiuso, dopo svariate vicissitudini e spostamenti da un carcere all'altro e da un ospedale all'altro, Marcel Vervloesem, per rendergli visita e per consegnargli un attestato da parte dell'associazione Sos Antiplagio di Novara che lo riconosce “difensore dei bambini”.

Tra le varie persone, sono presenti anche alcune vittime della rete di Zandvoort, che, secondo fonti ufficiali belghe, non esisterebbe, nonostante i ventuno CD consegnati alla procura di Turnhout nell'ormai lontano 1998 e tutt'ora oggetto di discussione, in quanto l'attuale Ministro della Giustizia, in una petizione fatta alla Camera da un deputato del Belgio, ha affermato, in relazione a detti CD che: alcuni sono vuoti, altri invece, i 7 rubati dalla corte d'Appello di Anversa, ci sono ancora, anche se non originali, ma erano già stati archiviati nel 1999.

Si arriva col bus alla casa circondariale, conosciuta anche come prigione con infermeria.

Lo spazio attorno allo stabilimento penale è circondato da una spessa rete metallica plasticizzata ed anche da un fossato colmo di acqua.

Si è già deciso che chiederanno di entrare i Sigg. Boeykens, Gagliardi e Ristuccia. Gli altri aspetteranno fuori.

Subito all’entrata ci chiedono la carta d’identità e ci additano degli armadietti dove deporre soprabiti ecc., come anche ogni oggetto metallico. Per fortuna c’è Jan che parla fiammingo, perché qui non si parla in francese.

Poi, uno alla volta, si passa sotto al metal detector posto sopra la testa. C’è qualche intoppo per chi porta la cintura metallica; poi si sale in un grande salone d'attesa.

Qui Jan va ad uno sportello ed a lui è consegnato un pass; a Gagliardi viene fatta una foto e poi anche lui riceve il suo pass.

Il problema sorge con Ristuccia: Jan chiede cosa non va e gli rispondono che non c'è il suo permesso e quindi non può entrare. Inizia un tira e molla che dura più di un'ora: impiegati che vanno e vengono, telefonate in giro anche al carcere di Turnhout, nel caso la richiesta fosse là, fotocopie del medesimo che girano da un tavolo all'altro; alla fine un impiegato prende una copia e va dalla direttrice. Al suo ritorno, il verdetto è no e Ristuccia, a malincuore, non può entrare e si ferma nel grande salone dove si stanno radunando i parenti dei carcerati.

E' l'ora dell'entrata e si accede tutti in gruppo distribuendosi in due grandi saloni. Subito un secondino parla con Jan e gli fa vedere il nostro tavolo, dove incontreremo Marcel; si tratta di un tavolo numerato. Ma nemmeno questo va bene, perché si siedono altri parenti.
Di nuovo si avvicina il secondino, che ci assegna un altro tavolo, sempre numerato.

Arriva Marcel: lo si riconosce appena, perché è molto dimagrito, forse un po' più basso di un anno fa, coi capelli molto brizzolati ed il viso molto tirato. Sorride poco, anche quando ci vede, ma tutto il suo modo di avvicinarsi ci mostra che è contento della nostra visita.

Subito si inizia a parlare, in fiammingo, che per il sottoscritto è ostrogoto, ed in un francese che “va là che vai bene”. Almeno ci si intende.Marcel dice che è in infermeria e che ora sta meglio di prima, anche se i suoi problemi permangono anche in modo massiccio: le gambe sono ancora gonfie fino al ginocchio ed i battiti cardiaci sono aritmici e deboli; la glicemia è altalenante. Parla guardandoci negli occhi, ma il suo sguardo è un po' spento. Con una certa contentezza, ci dice che è arrivato un fax dal Ministro della Giustizia che afferma che, una volta uscito dal reparto dell'infermeria, sarà trasferito in una stanza lì a Bruges e non dovrà fare più l'ammalato girovago; spera solo che la stanza sia abbastanza confortevole.

Domanda come stiamo tutti noi e si interessa ai casi attuali ed alle operazioni della polizia internazionale circa le reti pedoporno; chiede anche del suo attestato che non ha superato le barriere. Ci dice che all'interno della casa circondariale c'è un repartino per i pedocriminali, tra cui (si chiede) dovrebbe esserci Pascal Taveirne, il criminale pedoporno legato all'italiano Marzola, e del cui volto, non tanto stranamente, nessun giornale belga ha pubblicato una foto.

Marcel annuisce, ma non si sbilancia più di tanto.

Gli si chiede allora: ”Ma se c'è un reparto per criminali pedoporno e ti hanno condannato con quel marchio, perché non ti mettono in quel reparto?” Lui corruga la fronte e scuote la testa, ma gli si soggiunge che: “Allora vuol dire che non ti ritengono un criminale pedoporno come recita la condanna dei tuoi processi”.

Marcel aggiunge che il suo stato di salute è seguito, anche politicamente, un po' in sordina. Anche il Ministro della Giustizia telefona spesso alle direzioni chiedendo notizie; c'è ancora interesse per lui ed è dimostrato anche dal fatto che, sebbene in modo non manifesto, molti all'interno del carcere parteggiano per lui.

Si è lamenta di tutti quei trasferimenti da un ospedale all'altro, tant'è che dice che, ogni volta che si svegliava, si guardava bene attorno per capire dove era.

E' dispiaciuto per Ristuccia, ma soggiunge che sono state fatte due richieste differenti, nelle due carceri dove ha soggiornato; perciò non si spiega questa ennesima disfunzione amministrativa, che ha applicato rigidamente il nuovo regolamento carcerario del Belgio rinnovato nel 2006.

Marcel accenna a quanto gli è successo: incriminazioni false, prolungamento dei suoi processi oltre i termini consentiti dalle stesse leggi belghe (ormai sono dieci anni), scomparsa di 42 documenti a suo favore a Turnhout ed ad Anversa, furto di 7 CD alla Corte di Cassazione di Anversa ed errori medici e trascuratezza nella somministrazione dei suoi medicinali salvavita, come l'insulina non somministrata per giorni o somministrata a dosaggi non giusti. Nei suoi occhi si legge la rabbia nei confronti di una giustizia applicata con intenzioni precise, che vanno oltre il termine “giustizia”.

Un secondino avverte che l'ora è terminata. Ci salutiamo e Marcel si raccomanda di salutare tutti e poi soggiunge di inviargli l'attestato che gli era stato portato in Belgio per posta raccomandata, se no può anche non arrivare.

Jan ed il sottoscritto si mettono in fila per uscire, ma dopo aver messo una sola mano in una specie di detector: una mano e non due, come ci si sarebbe aspettati.

Si esce nel grande salone, dove si trova Ristuccia immusonito e scocciato del trattamento che gli è stato riservato; si scende nel piazzale, dove da due ore ci attende il resto del gruppo; si scattano delle foto con l'attestato che non ha potuto oltrepassare le due porte di controllo ed infine si riparte per Bruxelles, dopo aver salutato gli amici olandesi.

Bruges,6 novembre 2008
Giorgio Gagliardi, M.D., Ph.D.

http://www.droitfondamental.eu/001-Belgique_traite_ONG_italienne_comme_des_terroristes-IT.htm

Marcel Vervloesem:

Gevangenis Brugge (Prigione di Bruges)
Ziekenboeg - Infirmerie - Zaal 1
t.a.v. Marcel Vervloesem
Legeweg 200
8200 Sint-Andries - Brugge
(Belgio)
Tel: 050 45 71 11 - Fax: 050 45 71 89
(Europa: Tel. 0032 50 45 71 11 - Fax 0032 50 45 71 89)